Care e cari LaPS 1. Ecco qui di seguito il link all'articolo, ormai non più molto recente, che avevamo ricevuto da Paolo De Luca e che non avevo inserito nella mail inoltrata. http://www.articolotre.com/2012/03/tagli-ai-servizi-sociali-a-rischio-le-comunita-alloggio/73029 2. Nella riunione LaPS del 16 marzo al Basaglia avevamo discusso il progetto di Action Aid sulle nuove povertà presentato da Luca Fanelli. In allegato tre files che illustrano il progetto e riportano i commenti formulati nella riunione stessa. 3. Nella citata riunione si è discussa la proposta di un ciclo di incontri "culturali" con lo scopo di "portare il sociale fuori dal sociale" per contribuire a creare, se possibile, un fronte più ampio in difesa del welfare. Invio in allegato (in due formati) la bozza del progetto nella quale non ci sono ancora i nomi di coloro che interverranno in quanto non sono ancora stati contattati (eccetto alcuni che sono indicati). Prima di arrivare al programma definitivo è importante discuterne e condividere. Confermo che la prossima riunione del LaPS si terrà venerdì 13 aprile ore 18 presso il Caffè Basaglia. All'ordine del giorno: 1. aggiornamenti su situazione servizi sociali; 2. discussione su ciclo di incontri. Fatemi sapere chi potrà partecipare. Grazie!
giovedì 12 aprile 2012
convocazione riunione LAPS venerdi 13 aprile h 18 presso caffè basaglia
da IL FATTO QUOTIDIANO
A Torino debuttano i “Non Dormienti”
Operatori sociali senza stipendio
Operatori sociali senza stipendio
Dopo Napoli e Bologna, dilaga la protesta delle cooperative che garantiscono i servizi a minori, anziani, disabili e alle altre fasce deboli della popolazione. Per i ritardi nei pagamenti del Comune e della Regione Piemonte, i già magri stipendi arrivano dopo mesi
Basta fare dibattiti rimanendo al chiuso in qualche locale. È venuta l’ora di rendere pubblica la protesta. È quello che ha appena deciso la neonata rete degli Operatori Sociali Non Dormienti, per sollevare il problema dei tagli sistematici al Welfare effettuati dalla Regione Piemonte e dal Comune. Una sessantina di persone armate di sedie e thermos di tè si sono appostate nella piazza del Municipio di Torino per dare vita a una riunione pubblica.
La Regione, il Comune e le Asl hanno accumulato ritardi di dieci, dodici mesi nell’erogazione dei fondi ai servizi sociali. Ma non sono solo i ritardi a preoccupare l’intero settore: negli ultimi anni si è assistito a una riduzione dei contributi e a tagli veri e propri. Tutto ciò ha portato gli operatori all’esasperazione anche se in tanti sono convinti che questo non dipenda solo dalla mancanza di risorse: dal momento che ai tagli spesso non corrisponde una riduzione proporzionale dei servizi, si è di fronte a una strategia di risparmio adottata volontariamente dalle istituzioni. Perché vuoi per spirito solidale – o a detta di alcuni “missionario” – vuoi per il timore di perdere gli appalti – indicato pure come “ricatto” – gli operatori sociali i servizi continuano a mantenerli in vita. Anche se poi le macchine grigie degli amministratori vengono a costare quanto un anno di educativa o i progetti destinati ai campi rom spariscono del tutto. E nonostante ancora le associazioni di volontariato possano presentarsi alle gare d’appalto: un chiaro segnale della tendenza al ribasso a cui è destinato il settore sociale in Piemonte.
Disabili, anziani, minori, psichiatrici ed ex-tossicodipendenti rischiano di ritrovarsi a essere trattati come pazienti e non più come utenti, quindi a venire curati con pasticche piuttosto che essere accompagnati da un programma di inserimento specifico. Tutto questo richiama la “questione etica” come la chiama R., uno dei portavoce della rete: «Voglio smettere di lavorare per cooperative che sottostanno alle decisioni di un Comune di non inserire bambini in comunità perché costano troppo oppure di far partire campagne indiscriminate di affidamento. Voglio smettere di lavorare per quelle cooperative che sostituiscono una medicina che dà dei risultati con il metadone solo perché più conveniente. Voglio che tutti si rendano conto che oltre all’assistenza sociale questa società si sta privando della prevenzione». Non è un caso se al momento si contano 6 operatori ogni 100mila abitanti.
Ovviamente i tagli riguardano anche la formazione universitaria: la giunta guidata da Roberto Cota ha appena eliminato il tirocinio formativo per educatori professionali, probabilmente la parte più importante dell’intero processo formativo. Lo stesso Cota che nel suo programma elettorale del 2010 definiva il Terzo Settore come “confinato in un ruolo secondario a cui sono state indirizzate poche risorse” da sostituire con un “welfare delle opportunità destinato progressivamente a sostituire il modello attuale di tipo prevalentemente risarcitorio: un welfare che interviene in anticipo”.
Complessivamente, in Italia gli enti pubblici hanno contratto un debito con il terzo settore di 25 miliardi di euro. A Napoli è dal 2007 che 150 fra cooperative e associazioni socio-assistenziali si sono unite per richiedere i 200 milioni di euro che la Regione Campania deve ancora pagare. In Emilia-Romagna invece a fine ottobre centinaia di disabili si sono sdraiati a terra per revocare i tagli del 63% introdotti negli ultimi due anni. Alla voce politiche sociali, l’Italia spendeva fino a tre anni fa 780 milioni di euro l’anno: quest’anno non supererà i 218. Anche a livello europeo siamo sotto la media, ben del 31% rispetto alle altre nazioni.
Ma tornando a Torino: i Non Dormienti, che si sono organizzati attraverso Facebook facendo di loro una sorta di “indignados” del sociale, si ritroveranno ogni 15 giorni davanti a un’istituzione diversa. Tra due lunedì saranno in Piazza Castello davanti al Palazzo della Regione. Rigorosamente all’aperto.
di Maurizio Bongioanni
“NON PRENDO SOLDI DA QUATTRO MESI”. STORIE DEGLI INDIGNADOS TORINESI
Marco, 40 anni: “Guadagno 1000 euro al mese. Per prendere qualcosa in più faccio delle ore straordinarie in un’altra cooperativa per 300 euro. Tutto questo lavoro e ora non prendo lo stipendio da due mesi. Addirittura dall’ultima cooperativa me ne sono andato perché si arrivava a legare i pazienti per mancanza di strategie e di personale. Ora invece rischio di perdere il posto per mancanza di titoli: io ho fatto tutta la vita questo lavoro. È l’unica cosa che so fare”.
Roberto, 36 anni: “Nell’ultimo anno ho ricevuto lo stipendio a singhiozzo: all’inizio dell’anno non ho preso nulla per 4 mesi, ora attendo da due. Dopo 8 anni di questo lavoro, a causa dei ripetuti ritardi sono tornato a vivere a casa dei miei genitori”.
Federica, 32 anni: “Dal 2002 ho lavorato con minori, rom e disabili. Quest’anno da gennaio a marzo non ho ricevuto nulla: ora mi stanno tornando ma non prendo più la tredicesima e nemmeno il rimborso Inps. Lavorando per il Comune è come se fossimo ricattati continuamente perché non possiamo denunciare né lamentarci con nessuno per paura di perdere l’appalto”.
Nicola, 51 anni: “Ho iniziato negli anni ’80, poi a metà dei ’90 me ne sono andato perché eravamo trattati come manovalanza. Ora per ritornare a fare questo lavoro sono obbligato a studiare, per questo mi sono iscritto all’università. Tutta la mia esperienza sul campo non mi dà nessuna garanzia”.
Giovanna, 52 anni: “Da trent’anni faccio questo lavoro e posso dire che in passato lavorare in cooperativa significava fornire un’alternativa sociale e politica forte. Poi le coop si sono divise e hanno cominciato a farsi concorrenza. Che senso ha che oggigiorno i servizi dipendano dai finanziamenti delle banche?”
La Regione, il Comune e le Asl hanno accumulato ritardi di dieci, dodici mesi nell’erogazione dei fondi ai servizi sociali. Ma non sono solo i ritardi a preoccupare l’intero settore: negli ultimi anni si è assistito a una riduzione dei contributi e a tagli veri e propri. Tutto ciò ha portato gli operatori all’esasperazione anche se in tanti sono convinti che questo non dipenda solo dalla mancanza di risorse: dal momento che ai tagli spesso non corrisponde una riduzione proporzionale dei servizi, si è di fronte a una strategia di risparmio adottata volontariamente dalle istituzioni. Perché vuoi per spirito solidale – o a detta di alcuni “missionario” – vuoi per il timore di perdere gli appalti – indicato pure come “ricatto” – gli operatori sociali i servizi continuano a mantenerli in vita. Anche se poi le macchine grigie degli amministratori vengono a costare quanto un anno di educativa o i progetti destinati ai campi rom spariscono del tutto. E nonostante ancora le associazioni di volontariato possano presentarsi alle gare d’appalto: un chiaro segnale della tendenza al ribasso a cui è destinato il settore sociale in Piemonte.
Disabili, anziani, minori, psichiatrici ed ex-tossicodipendenti rischiano di ritrovarsi a essere trattati come pazienti e non più come utenti, quindi a venire curati con pasticche piuttosto che essere accompagnati da un programma di inserimento specifico. Tutto questo richiama la “questione etica” come la chiama R., uno dei portavoce della rete: «Voglio smettere di lavorare per cooperative che sottostanno alle decisioni di un Comune di non inserire bambini in comunità perché costano troppo oppure di far partire campagne indiscriminate di affidamento. Voglio smettere di lavorare per quelle cooperative che sostituiscono una medicina che dà dei risultati con il metadone solo perché più conveniente. Voglio che tutti si rendano conto che oltre all’assistenza sociale questa società si sta privando della prevenzione». Non è un caso se al momento si contano 6 operatori ogni 100mila abitanti.
Ovviamente i tagli riguardano anche la formazione universitaria: la giunta guidata da Roberto Cota ha appena eliminato il tirocinio formativo per educatori professionali, probabilmente la parte più importante dell’intero processo formativo. Lo stesso Cota che nel suo programma elettorale del 2010 definiva il Terzo Settore come “confinato in un ruolo secondario a cui sono state indirizzate poche risorse” da sostituire con un “welfare delle opportunità destinato progressivamente a sostituire il modello attuale di tipo prevalentemente risarcitorio: un welfare che interviene in anticipo”.
Complessivamente, in Italia gli enti pubblici hanno contratto un debito con il terzo settore di 25 miliardi di euro. A Napoli è dal 2007 che 150 fra cooperative e associazioni socio-assistenziali si sono unite per richiedere i 200 milioni di euro che la Regione Campania deve ancora pagare. In Emilia-Romagna invece a fine ottobre centinaia di disabili si sono sdraiati a terra per revocare i tagli del 63% introdotti negli ultimi due anni. Alla voce politiche sociali, l’Italia spendeva fino a tre anni fa 780 milioni di euro l’anno: quest’anno non supererà i 218. Anche a livello europeo siamo sotto la media, ben del 31% rispetto alle altre nazioni.
Ma tornando a Torino: i Non Dormienti, che si sono organizzati attraverso Facebook facendo di loro una sorta di “indignados” del sociale, si ritroveranno ogni 15 giorni davanti a un’istituzione diversa. Tra due lunedì saranno in Piazza Castello davanti al Palazzo della Regione. Rigorosamente all’aperto.
di Maurizio Bongioanni
“NON PRENDO SOLDI DA QUATTRO MESI”. STORIE DEGLI INDIGNADOS TORINESI
Marco, 40 anni: “Guadagno 1000 euro al mese. Per prendere qualcosa in più faccio delle ore straordinarie in un’altra cooperativa per 300 euro. Tutto questo lavoro e ora non prendo lo stipendio da due mesi. Addirittura dall’ultima cooperativa me ne sono andato perché si arrivava a legare i pazienti per mancanza di strategie e di personale. Ora invece rischio di perdere il posto per mancanza di titoli: io ho fatto tutta la vita questo lavoro. È l’unica cosa che so fare”.
Roberto, 36 anni: “Nell’ultimo anno ho ricevuto lo stipendio a singhiozzo: all’inizio dell’anno non ho preso nulla per 4 mesi, ora attendo da due. Dopo 8 anni di questo lavoro, a causa dei ripetuti ritardi sono tornato a vivere a casa dei miei genitori”.
Federica, 32 anni: “Dal 2002 ho lavorato con minori, rom e disabili. Quest’anno da gennaio a marzo non ho ricevuto nulla: ora mi stanno tornando ma non prendo più la tredicesima e nemmeno il rimborso Inps. Lavorando per il Comune è come se fossimo ricattati continuamente perché non possiamo denunciare né lamentarci con nessuno per paura di perdere l’appalto”.
Nicola, 51 anni: “Ho iniziato negli anni ’80, poi a metà dei ’90 me ne sono andato perché eravamo trattati come manovalanza. Ora per ritornare a fare questo lavoro sono obbligato a studiare, per questo mi sono iscritto all’università. Tutta la mia esperienza sul campo non mi dà nessuna garanzia”.
Giovanna, 52 anni: “Da trent’anni faccio questo lavoro e posso dire che in passato lavorare in cooperativa significava fornire un’alternativa sociale e politica forte. Poi le coop si sono divise e hanno cominciato a farsi concorrenza. Che senso ha che oggigiorno i servizi dipendano dai finanziamenti delle banche?”
prossimi appuntamenti!!!!!!!!!
PROSSIMI APPUNTAMENTI':
Martedi' 17 Aprile/h 10.30 Presidio Davanti alla Regione/V.Alfieri 15
Martedi' 17 Aprile/h 18.00/Riunione Pubblica/P.za Castello/Davanti alla Regione.
Per chi vuole Lunedì 16 Aprile Riunione Non Dormienti/h 21/Giardinetti davanti ai Bagni Pubblici di V.Morgari14.
Ricordiamo attiviamo iniziative di qualunque tipo nei servizi e nei territori e raccogliamo le firme per assemblea pubblica.
Martedi' 17 Aprile/h 10.30 Presidio Davanti alla Regione/V.Alfieri 15
Martedi' 17 Aprile/h 18.00/Riunione Pubblica/P.za Castello/Davanti alla Regione.
Per chi vuole Lunedì 16 Aprile Riunione Non Dormienti/h 21/Giardinetti davanti ai Bagni Pubblici di V.Morgari14.
Ricordiamo attiviamo iniziative di qualunque tipo nei servizi e nei territori e raccogliamo le firme per assemblea pubblica.
martedì 10 aprile 2012
le perle di saggezza del nostro caro Giuseppe : )
in un infinito, immerso tra flutti di coscenza e salti di sapienza, anche la maggior solidarietà dei sensi, rischia di non esaurire il suo totale dispiegamento, come compresa in un immanente limite, da cui risulta impossibile emanciparsi.
osservare la moltitudine di queste immanenze, scaturisce una certa annichilazione, soprattutto dopo essersi spinti più in là, ben oltre l'apparente giudizio, dando prova e testimonianza delle possibili eterogenesi del divenire, per il solo averlo voluto, pensato e praticato.
resta il solito macigno, dovuto all'ignoranza, dei propri singoli mezzi, da cui si pretende poter derivare quella degli altri, anche quando ancora insista un alterità, da cui sarebbe possibile individuare uno spiraglio, come offerta inpersonale, a patto di farla propria, unico e necessario sforzo,che ne perpetui l'esistenza.
chiodi, cornici, spazi ben definiti, sono solo punti di partenza, da cui risolversi, in una traduzione ulteriore, che superi la storia, che superi le leggi, sia naturali, sia legittime, verso un senso meno ortodosso, più vitale e meraviglioso di qualsiasi altra rivelazione, che non sia solo quella della propria irriducibile umanità, comprendente tutto, anche i più irrazionali ossimori.
a tutto questo, ognuno di noi appartiene, certo con la possibilità di gettarci in una sorta di sconcerto, altrimenti, spero si sia tutti d'accordo, che noia!
verso un ipotetico trampolino, da cui spiccare un salto, in un relativo vuoto, che manifesti tutta la sua profondità, da cui esperire quell'inevitabile movimento, dalla vita alla vita, passando attraverso tantissime piccole morti, luoghi di deiezione del vissuto, per poter consentirne altri, in uno spazio che si rigenera continuamente, verso un'incognita, foriera di nuova bellezza, istantanea ed immortale, lasciando che fluisca liberamente, da un momento all'altro, senza mai fermarne alcuno.
in questa sublimazione della materia, da cui sia possibile comprenderne movimenti e trasformazioni, si rende possibile quell'adeguazione, tutt'altro che passiva, anzi, semplicemente assecondandone gli effetti, compresi quelli che potrebbero ricadere su ognuno di noi, naturalmente, con la nostra attiva partecipazione.
p.s. leggere molto attentamente. potrebbe essere un messaggio in codice, mentre, non vuol essere altro che un sollecitò, sia dal punto di vista politico, da quello etico, che dal punto di vista umano; in buona sostanza, in ogni diverso aspetto della nostra vita, che tutti li unifica, comprendendoli in un tutt'uno, relativi e separati, solo dal punto di vista della descrizione, esclusivamente per la loro comprensione logico-formale.
Invito a partecipare all’iniziativa che avrà luogo MARTEDÌ 17 APRILE 2012, ORE 10,30 – 12,30 davanti al CONSIGLIO REGIONALE DEL PIEMONTE TORINO, VIA ALFIERI 15
UNIAMO I NOSTRI SAPERI, LE NOSTRE PROFESSIONALITÀ, IL NOSTRO
IMPEGNO SOCIALE PER CHIEDERE ALLA GIUNTA REGIONALE DEL
PIEMONTE LE RISORSE INDISPENSABILI PER GARANTIRE:
le cure socio-sanitarie previste dai Lea (Livelli essenziali di assistenza) e
confermati da recenti sentenze come diritti pienamente e immediatamente
esigibili per:
gli anziani cronici non autosufficienti
i malati di Alzheimer e/o con altre demenze
le persone con gravi handicap fisici invalidanti e/o intellettivi
i malati psichiatrici cronici e alle persone affette da sindromi autistiche
gli interventi socio-assistenziali previsti dalla legge regionale 1/2004
per le persone inabili al lavoro e prive dei mezzi necessari per vivere, specialmente se
sole e con minori a carico;
la garanzia degli attuali posti di lavoro del settore socio-sanitario
pubblico
della cooperazione sociale
dei gestori privati
Difendere i diritti degli utenti di oggi, è difendere anche il nostro futuro: tutti
possiamo diventare non autosufficienti o avere un nostro familiare che lo diventa.
Chiedere che il Servizio sanitario regionale assicuri le risorse previste dai Lea per le cure
domiciliari, i centri diurni, le comunità alloggio, le Rsa (Residenze sanitarie assistenziali)
2
convenzionate con l’Asl, è anche difendere il posto di lavoro di migliaia di
operatori del settore socio-sanitario.
La Giunta Cota deve riservare la priorità dei finanziamenti alle prestazioni previste
dalle leggi (Lea) e deve garantire i fondi indispensabili per assicurare gli interventi
socio-assistenziali alle persone in difficoltà, specie se con minori a carico (legge regionale
sull’assistenza 1/2004).
LE RAGIONI DELL’INIZIATIVA - Sono circa 30mila i piemontesi malati cronici
non autosufficienti in attesa anche da più di due anni di ricevere le prestazioni
socio-sanitarie a cui hanno diritto in base ai Lea: cure domiciliari, centri diurni, ricoveri
convenzionati. Nella sola città di Torino la lista d’attesa è di oltre 12mila malati
cronici non autosufficienti (di cui 3500 per un posto convenzionato in Rsa e 8500
per le cure domiciliari), come è stato dichiarato dai Presidenti delle Uvg (Unità di
valutazione geriatrica) delle Asl di Torino, nella seduta del 16 febbraio 2012).
Le Asl e i Comuni non possono negare o ritardare l’erogazione dei Lea e le
relative prestazioni domiciliari, semiresidenziali (ad esempio i centri diurni per i soggetti
con handicap intellettivo grave) e residenziali, con il pretesto della scarsità delle
risorse economiche disponibili (Cfr. le sentenze n. 784 e 785/2011 del Tar della
Lombardia).
Ricordiamo che le vigenti norme nazionali consentono agli utenti di chiedere (e ottenere
con l’invio di richieste scritte) già adesso l’attuazione dei loro diritti per le prestazioni
semiresidenziali e residenziali.
NEL RISPETTO DELLE LEGGI VIGENTI LA GIUNTA COTA DOVREBBE:
1. vincolare un capitolo specifico del Fondo sanitario regionale con obbligo
per le Asl di finanziare le prestazioni socio-sanitarie previste dai Lea, con priorità
per le cure domiciliari;
2. finanziare il Fondo sociale per l’integrazione delle rette alberghiere degli
utenti con risorse personali insufficienti, in modo da assicurare le somme
necessarie ai Comuni per la parte di loro competenza in base alla legge;
3. garantire le risorse indispensabili al Fondo per le politiche sociali, previsto
dalla legge regionale 1/2004 ai Comuni singoli o associati che, a loro volta,
devono destinarle prioritariamente al finanziamento delle prestazioni socioassistenziali
individuate dalla legge regionale sull’assistenza e cioè: alle persone
3
inabili al lavoro e prive dei mezzi necessari per vivere, agli adulti in difficoltà
economica specie se con minori a carico, alle persone con gravi handicap
invalidanti non avviabili al lavoro, agli anziani soli e in condizione di povertà.
4. investire sui servizi socio-sanitari e socio-assistenziali per:
garantire immediatamente una quota sanitaria pari ad almeno 500 euro ai
congiunti disponibili a prendersi in carico un familiare cronico e non
autosufficiente;
assicurare la frequenza a tempo pieno agli utenti dei centri diurni, in base
alle richieste dei familiari che ne fanno richiesta, al fine di mantenerli il più
a lungo possibile al domicilio;
promuovere la realizzazione di gruppi appartamento e comunità alloggio
nell’ambito dell’edilizia popolare (la legge 179/1992 prevede la possibilità di
riservare fino al 15% degli alloggi per i casi sociali);
incentivare l’utilizzo dell’istituto della concessione ai privati per la
realizzazione di nuove strutture semiresidenziali e residenziali e, quindi,
senza alcun onere per il settore pubblico;
utilizzare le Rsa anche per la de-ospedalizzazione protetta degli anziani
cronici non autosufficienti al posto del ricovero (tre volte più oneroso)
nelle case di cura private convenzionate;
riaprire i tavoli di confronto con tutti gli attori del settore socio-sanitario e
socio-assistenziale, compresi i rappresentanti dell’utenza;
sostenere, secondo le priorità previste dalla legge n. 184/1983, con
finanziamenti mirati, i nuclei familiari d’origine dei minori, gli affidamenti
familiari e le adozioni difficili.
CHE COSA NON È ACCETTABILE NELL’OPERATO DELLA GIUNTA COTA
Risparmi in sanità ottenuti con la riduzione degli interventi e il conseguente
drammatico aumento delle persone non autosufficienti in lista d’attesa e con la
messa in cassa integrazione di numerosi lavoratori dei gestori privati delle Rsa e
con il rischio della perdita del posto di lavoro di duemila operatori nel terzo
settore. La Giunta Cota ha dichiarato sui quotidiani un risparmio di decine di
milioni in sanità, ma non ha precisato dove sono stati tagliati gli sprechi. D’altra
parte è noto che le Asl, sin dal maggio 2010, hanno fortemente ridotto gli
interventi di loro competenza per i contributi ai familiari che accolgono un
congiunto non autosufficiente e hanno attivato assegni di cura solo per le
emergenze; hanno autorizzato pochissimi nuovi ingressi in comunità alloggio
4
e/o nelle Rsa; hanno ridotto le frequenze dei centri diurni. Le cooperative sociali e
i gestori privati delle strutture residenziali a loro volta hanno denunciato ritardi nei
pagamenti, blocco dell’adeguamento delle tariffe e delle convenzioni per i ricoveri.
Tagli dei finanziamenti al settore dell’assistenza sociale dovuti anche
all’ardire della Giunta Cota che ha rinunciato al risarcimento di 200 milioni di euro
riguardanti le quote latte a cui aveva diritto.
Destinazione al settore socio-assistenziale solo delle risorse risparmiate
dalla sanità. Il settore socio-assistenziale deve poter contare su fondi propri, certi
e adeguati a soddisfare i diritti esigibili dei cittadini in difficoltà. Si ricorda che
l’On. Cota, ha più volte dichiarato sui mezzi di comunicazione che il comparto
del sociale è “blindato” e che “le politiche sociali verranno salvate dalla scure”
(cfr. La Stampa e La Repubblica del 28 settembre 2010).
L’intenzione di chiedere ai familiari degli assistiti ultra 65enni non
autosufficienti o con handicap in situazione di gravità di integrare le rette.
La giunta Cota deve rispettare le norme vigenti sulla compartecipazione degli
assistiti approvate dallo Stato per tutelare i soggetti deboli e, nel contempo, per
impedire l’impoverimento delle loro famiglie. Si rammenta che prima dell’entrata
in vigore delle norme attuali, un documento predisposto dalla Presidenza del
Consiglio dei Ministri, diffuso nell’ottobre 2000, aveva evidenziato come “nel corso
del 1999, due milioni di famiglie sono scese sotto la soglia della povertà a fronte del carico di
spese sostenute per la ‘cura’ di un componente affetto da una malattia cronica”. Ricordiamo
che la competenza della Regione in materia di sanità e assistenza riguardano
esclusivamente le persone che ricevono direttamente le relative prestazioni e non i
congiunti conviventi o non conviventi ai quali non sono forniti servizi. Inoltre è
lo Stato ad avere competenza esclusiva in materia di “Ordinamento civile” e cioè
nei riguardi dei rapporti anche economici fra persone (parenti e affini compresi) e
fra enti e persone.
Fotocopiato presso Csa, Via Artisti 36, 10124 Torino, 2 aprile 2012
____________________________________________________________________
Informazioni - L’iniziativa del 17 aprile 2012 davanti al Consiglio regionale è promossa dal
Comitato promotore della 2^ petizione popolare, che ha consegnato finora circa 14mila firme al
Presidente della Giunta Cota per chiedere la destinazione prioritaria delle risorse alle persone non
autosufficienti (cfr. www.fondazionepromozionesociale.it). Al Comitato aderiscono oltre cento
organizzazioni di volontariato, ma è aperta a tutte le forze sociali che hanno a cuore i diritti delle
persone non autosufficienti e/o in difficoltà. Il presente documento è ancora provvisorio e ha lo
scopo di costruire una base comune di azione. Per informazioni e/o per collaborare rivolgersi alla
segreteria c/o Fondazione promozione sociale onlus, via Artisti 36, 10124
Torino,info@fondazionepromozionesociale.it; tel.011-812.44.69; fax 011 812.25.95. Grazie
LEA. Più di 11mila firme per il finanziamento dei Lea
Ciao NON DORMIENTI!! questo è importante:
la petizione promossa da decine di organizzazioni
Sono state consegnate il primo marzo alla Camera dei Deputati, al Senato e ai Ministri della salute e del welfare le prime 11.455 firme e le prime 40 adesioni di personalità e di organizzazioni pubbliche e private alla petizione popolare sul finanziamento dei Lea (livelli essenziali di assistenza sanitaria e socio-sanitaria).
L’obiettivo della petizione è ribadire la necessità di diffondere il più possibile le informazioni inerenti il diritto, già attualmente pienamente e immediatamente esigibile, alle prestazioni riguardanti i Lea (ad esempio centri diurni per i soggetti con handicap intellettivo grave e limitata o nulla autonomia, accoglienza e ricovero di detti soggetti nonché degli anziani cronici non autosufficienti e dei dementi senili).
La raccolta firme continuerà fino al 31 dicembre 2012 (info alla segreteria del Comitato promotore, presso la Fondazione promozione sociale onlus).
INTERPELLANZA: "SITUAZIONE PAGAMENTI DELLA CITTA' DI TORINO ALLE COOPERATIVE SOCIALI SUI SERVIZI SOCIO ASSISTENZIALI" di Michele Curto
Di seguito il testo dell'interpellanza che abbiamo presentato sulla situazione dei pagamenti alle cooperative sociali
I sottoscritti Consiglieri Comunali
CONSIDERATE
- la situazione di difficoltà in cui versano diversi servizi socio assistenziali della Città di Torino, erogati attraverso le cooperative sociali;- la delicatezza del lavoro di cura a cui sono chiamati i lavoratori del settore a cui sono affidate le fasce più deboli dei nostri concittadini;- la protesta delle ultime settimane delle lavoratrici e dei lavoratori del sociale che denunciano i rischi di paralisi dei servizi alla persona della città;
PRESO ATTO
- della denuncia sul presunto ritardo, ormai cronico, dei pagamenti delle fatture da parte degli enti competenti, in particolare delle Asl, denunciato dagli operatori;- del mancato pagamento degli stipendi ai lavoratori del settore, con picchi di oltre 4 mesi motivati dal ritardo suddetto;- della situazione di crisi economico finanziaria che mette in sofferenza soggetti cooperativi della città con possibili ripercussioni sia in termini di disoccupazione che di copertura dei servizi socio-assistenziali
INTERPELLANO
Il Sindaco e l'Assessore competente al fine di:
1) conoscere lo stanziamento complessivo di bilancio della Città di Torino, sul settore socio assistenziale dei bilanci 2009, 2010, 2011, la partecipazione a questa spesa della Regione Piemonte ed altri enti superiori;2) conoscere le prospettive per il bilancio 2012 del comparto socio assistenziale;3) conoscere nel dettaglio la tipologia di servizi e gli accordi economici ed eventuale situazione debitoria ad oggi in appalto alle cooperative, con tabella di dettaglio;4) indicare se sono definiti i tempi di solvenza, dei debiti in atto ove presenti;5) sapere come si intende agire per chiedere agli altri enti competenti, in particolare le Asl, il rispetto di tempi equi di pagamento dei servizi, considerato anche la titolarità del progetto assistenziale in capo alla Città.
F.to: Michele CurtoLucia CentilloMarco Grimaldi
http://rassegnastampa.comune.torino.it/rassegna/imgrs.asp?numart=1A5HSM&annart=2012&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1&isjpg=S&small=N&usekey=B6FHI&video=0
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